Senza vergogna e senza rancore di Enzo Biagi
Una volta tanto sono costretto a dare ragione al Cavalier Silvio Berlusconi, che qualche lettore ricorderà come ex presidente del Consiglio. In un comizio il leader dell'opposizione ha detto, riferendosi alla mia rubrica su queste colonne, che sono vecchio e rancoroso. Ho 86 anni, quattro nipoti, chissà che non ce la faccia a diventare bisnonno, e non mi sono mai vergognato dei miei capelli bianchi.
Questo per dire a un giovanotto settantenne che l'età non è una colpa e si può convivere con una faccia con le rughe. Per quanto riguarda il «rancoroso », invece non sono d'accordo: l'aggettivo non è appropriato e vorrei rassicurare l'onorevole Berlusconi. Non gli porto rancore per la cacciata dalla Rai, figuriamoci, piuttosto ho criticato il suo governo perché convinto che portasse allo sfascio il mio Paese, perché non potevo sopportare le leggi ad personam e le bugie per far credere agli italiani di vivere nel paese delle meraviglie.
E poi, come fa a dare del rancoroso a me lui, un uomo che non è capace di accettare la sconfitta, che ha esasperato il clima politico tanto che un suo alleato è riuscito a offendere Rosy Bindi nel modo che nemmeno all'osteria del mio villaggio potevano immaginare? Ancora: può un ex capo di governo strizzare l'occhio alle signore dichiarando che adesso avrà più tempo per loro? E come giudicare non il comizio, ma l'arringa a «Porta a porta», peraltro senza contraddittorio?
Infine l'incitamento a scendere in piazza: «Attenzione a non tirare troppo la corda», ha detto il capo di Forza Italia a Napoli. «Se questa Italia che sto conoscendo perde la pazienza e scende in piazza, peggio per loro». Vede, Cavaliere, anche su questo non siamo d'accordo: conosco il mio Paese e so che è più maturo di quanto lei pensa, so che rispetta la democrazia e mi auguro che oggi glielo dimostri ancora una volta nelle urne. Senza rancore.
28 maggio 2006

Berlusconi torna ad insultare Biagi.
Nel 2001 il premier, nonche’ proprietario di Mediaset chiese ed ottenne dalla Bulgaria la testa di Enzo Biagi, Michele Santoro, Daniele Luttazzi. Il servizio d’ordine mediatico berlusconiano che allora dominava la Rai esegui’ l’ordine. Solo pochi giorni fa l’ex premier si e’ lanciato nell’ennesima violenza invettiva contro Enzo Biagi definito con la consueta eleganza un “vecchio rancoroso”. Mi auguro che, almeno questa volta, il nuovo gruppo dirigente della Rai (e non solo i consiglieri di centro sinistra) vogliano immediatamente porre fine alla lunga e ingiustificata espulsione di Biagi e vogliano chiedergli, formalmente e pubblicamente, di tornare alla Rai, su Raiuno, nella stessa collocazione oraria da dove fu allontanato. Nei giorni scorsi quasi tutta la Rai fece quadrato attorno al direttore del Tg1, Mimum. Sono curiosa di vedere se attorno a Enzo Biagi e a tanti altri che sono rimasti colpiti dalla furia della destra berlusconiana si registrera’ la medesima solidarieta’ e la stessa ampiezza di consensi.

Dialogo tra un costituzionalista e un giovane ignaro di storia e di diritto
Manca un mese al referendum sulle modifiche costituzionali introdotte dal centrodestra. Un silenzio quasi assoluto caratterizza il sistema dell’informazione. Unica attenuante la parziale sovrapposizione con le elezioni amministrative di domenica e lunedì prossimi, ma occorre mobilitarci con forza.
Vi propongo un ipotetico dialogo di Nicola Tranfaglia da "Articlo21.Liberi di." Quotidiano on line.
Il giurista (A): ” Puoi dedicarmi un’ora del tuo tempo? Vorrei parlarti di una legge costituzionale che sta per essere approvata per la seconda volta dal Senato nel silenzio di tutti gli italiani che ne hanno sentito parlare assai poco,se si escludono gli annunci del governo e alcuni articoli apparsi, per lo più, sulla stampa di opposizione. E’ una riforma che riscrive o emenda in profondità 43 articoli degli 85 che formano la seconda parte della costituzione.
Il giovane (B): D’accordo. Per un’ora almeno non parleremo soltanto dell’Iraq,del Papa che non sta bene,delle comparsate di Berlusconi su tutti i canali televisivi.Sarà quasi una liberazione!
A: Il primo aspetto che vorrei sottolineare sono i poteri del primo ministro previsti dalla riforma. E’ eletto direttamente dagli elettori in collegamento con l’elezione dei candidati alla Camera dei deputati(art.92),é esente dalla fiducia del parlamento ed é nominato dal presidente della repubblica sulla base dei risultati elettorali per la Camera dei deputati. Può chiedere che la Camera dei deputati si esprima con priorità su ogni altra proposta.In caso di voto contrario,il Primo ministro rassegna le dimissioni e può chiedere lo scioglimento della Camera dei deputati(art.94). E può nominare e revocare i ministri senza nessun controllo da parte del Capo dello Stato.
B: Ma non é possibile che la riforma dica proprio così. Se si toglie la fiducia del parlamento per far agire il governo,quali poteri ha il parlamento per limitare i poteri dell’esecutivo? E se il primo ministro,può sciogliere la Camera quando gli vota contro, non spingerà i parlamentari a votare sempre per le sue proposte? Ma le cose sono sempre andate così?
A: Mi stupisce che tu mi faccia questa domanda. Non sai che l’attuale costituzione dà al Presidente della repubblica il potere di nominare il primo ministro con un giudizio che é di valutazione della situazione politica e della maggioranza parlamentare che si può formare? Non sai che oggi spetta al Capo dello Stato,e non al primo ministro,sciogliere il parlamento se un governo viene battuto e il parlamento non é in grado di formare una nuova maggioranza?
B. No,ti confesso questo non lo sapevo. A scuola nessuno mi ha spiegato la costituzione vigente e all’università non seguo studi storici o di diritto. Se il primo ministro ha tutti i poteri fissati dagli articoli 92 e 94, che cosa ci sta a fare il presidente della Repubblica:come si fa a rappresentare l’unità nazionale e a presiedere i massimi organi costituzionali se non si dispone di nessun potere e ci si limita a fare soltanto atti dovuti,di tipo notarile?
A. Vedo che arrivi anche tu a tirar queste conseguenze.Ma la riforma non si ferma qui.All’attuale bicameralismo più o meno “perfetto” che ha caratterizzato la costituzione del 1947 e che é stato a lungo criticato in quanto espressione di un modello di stato unitario piuttosto che federale si sostituisce un senato cosiddetto federale “al quale vengono conferite addirittura funzioni decisionali finali nei confronti della Camera per le leggi che determinano i principi fondamentali nelle materie di legislazione regionali concorrenti e poteri esclusivi,sia pure temperati da un anomalo intervento del Presidente della repubblica,per la valutazione del contrasto di una legge regionale con l’interesse nazionale.”(Allegretti)E poi nella legge si é creato un terribile pasticcio tra la scadenza dei consigli regionali e quella dei senatori eletti con il nuovo sistema,tanto che l’ex presidente della Corte costituzionale, Valerio Onida, ha scritto sul “Sole 24 ore” che per questa parte la legge provocherà conflitti costanti e pasticci a cui rimediare di continuo.
B. Davvero non capisco. Perché se si vuol creare una Camera delle autonomie locali,come tante volte ho sentito dire,non si immagina un senato federale con poteri più chiari e indipendenti dagli organi regionali?
A.Vedi,più di un costituzionalista ha notato che in realtà non si é voluto creare una vera Camera delle autonomie per non limitare i poteri del primo ministro.Di qui é scaturito il pasticcio di cui ha parlato Onida.Ad ogni modo la cosa più grave é che domani si arriva alla seconda approvazione del Senato senza che la grande maggioranza dell’opinione pubblica italiana si sia resa conto che si sta smantellando la costituzione del 1947,la seconda parte ma fatalmente anche la prima per i legami forti che legano le due parti del dettato costituzionale,in vista di una nuova costituzione che non ha risolto i problemi di funzionamento del sistema,anzi li ha aggravati e, nello stesso tempo, ha annullato il controllo del legislativo sull’esecutivo,ha tolto poteri agli organi di controllo come il Capo dello Stato e le magistrature. In questa ultima discussione al Senato i tempi sono stati così stretti e contingentati che il maggior partito di opposizione ha avuto un minuto di tempo per ogni articolo del disegno di legge....
B. Non riesco a credere a quel che mi dici. Come é possibile che per una riforma così complessa e radicale si contingentino i tempi e il presidente del Senato accetti simili condizioni poste dall’esecutivo? La costituzione non é la cosa più importante per regolare i rapporti tra la politica e la società,tra i cittadini? E come si potrà fare il successivo referendum se finora nessuno ha seguito il dibattito?
A. Eppure le cose vanno proprio così. Per evitare il ricatto della Lega Nord che,con il suo 3 per cento, minaccia l’uscita dal governo,i partiti maggiori della Casa delle Libertà vanno avanti a colpa di tempi contingentati e affronta=no il probabile ostruzionismo dell’opposizione pur di licenziare il testo di un disegno di legge giudicato dalla grande mag=gioranza dei costituzionalisti italiani un pasticcio giuridico, prima che politico, e un pericoloso passo verso la dittatura del primo ministro.
B.Ora me ne devo andare. Ma non si può dire che mi hai chiarito tutto. Quello che ancora non capisco é perché si butta a mare una costituzione che dura da sessant’anni e ha sempre evitato i pericoli di una dittatura e, al posto di essa, si vuol concentrare i poteri nel capo dell’esecutivo, penalizzando proprio il capo dello Stato e le magistrature di controllo.
A. Non posso spiegarti in pochi minuti come tutto questo é potuto accadere. Ma devo ricordarti che la crisi politica del paese dura ormai da più di vent’anni, per dire una data,dal delitto Moro. E da dieci anni viviamo in piena anomalia costituzionale.Oggi é al potere un soggetto che vive in flagrante conflitto di interessi,domina quasi completamente i media,aspira ad ottenere tutti i poteri. Se gli italiani continueranno a votarlo e l’opposizione non li convincerà ad abbandonarlo,é fatale che si vada alla dittatura del primo ministro. Ricordatelo e dillo ai tuoi amici che non si interessano alla politica. Sarà anche colpa loro se le cose andranno così.

Nel nuovo numero di MicroMega
Un'ampia sezione della rivista è dedicata alla filosofia con l'ultima conferenza - inedita in italiano- che Martin Heidegger tenne nel giugno del '45 all'Università di Friburgo prima della sospensione di ogni attività universitaria e che sobriamente intitolò "La povertà". Sempre su Heidegger un capitolo, anch'esso inedito in italiano, che Karl Jasper gli dedicò nella sua Autobiografia filosofica. Ed infine uno dei massimi filosofi contemporanei, Jürgen Habermas, in un lungo saggio sul diritto internazionale e le prospettive di un nuovo cosmopolitismo. Ma Micromega -da sempre spirito critico della sinistra - nel suo nuovo fascicolo denuncia evidenzia e sottolinea quali gli errori e i vecchi vizi che la sinistra dovrebbe evitare. Massimo Cacciari e Paolo Flores d'Arcais in un confronto senza mezzi termini discutono di movimenti, liste civiche, nascita del Partito democratico, Marco Rossi Doria, "maestro di strada" spiega perché ha deciso di candidarsi a sindaco di Napoli, al di là di ogni logica partitocratica e di spartizione del centro-sinistra mentre Francesco Caruso, leader dei disobbedienti, Libero Mancuso magistrato e assessore al comune di Bologna e Marco Travaglio discutono di legalità e legittimità della disobbedienza. Ryszard Kapuscinski, uno fra i più noti giornalisti e corrispondenti di guerra, spiega cosa è per lui il giornalismo, cosa vuol dire attarversare e raccontare le frontiere non solo geografiche ma culturali. Dalla Cina , Stefano Cammelli, ci racconta come la rivolta della banlieue parigina ha tenuto le prime pagine dei giornali e infiammato i blog cinesi, come se la Francia fosse solo una metafora per parlare di sé stessi.

Le novità in libreria
Visto che leggere mi piace molto vi consiglio un buon libro, almeno secondo il mio personale gusto:
ROSSANA ROSSANDA, La ragazza del secolo scorso. Il racconto di una vita: la politica come educazione sentimentale, edizione Einaudi. Questo non è un libro di storia. E' quel che mi rimanda la memoria quando colgo lo sguardo dubbioso di chi mi è attorno:perché sei stata comunista? Senza un partito, accanto a un giornale che non è più tuo?. Mi imbarazza. Non sono inchiodata in una lapide, fuori del mondo e del tempo. Resto alle prese con tutti e due. Ma la domanda mi interpella. Che è stato essere un comunista in Italia dal 1943?
"Comincio dall'interrogare me. Senza consultare né libri né documenti ma non senza dubbi. Dopo oltre mezzo secolo attraverso correndo, ricomincio a correre con qulache livido in più, la memoria è reumatica. Non l'ho coltivata, ne conosco l'indulgenza e le trappole. Anche quelle di darle una forma. Ma memoria e forma sono anch'esse un fatto tra i fatti. Né meno né più"

LE REEBOK PUMP
Non è pubblicità occulta, ma mi chiedo si può essere discriminati perché non si hanno avuto ai piedi le REEBOK PUMP? Se vi state chiedendo cosa esse siano potete rivolgervi ai ricchi e viziati bambini del "Nord" che non riuscivano a farne a meno. La moda di queste scarpe di ginnastica risale ai primi anni novanta e mi dicono, anzi lo dicono i miei due amici del nord, spopolava tra le classi di scuola media superiore e inferiore.
Io non le ho mai avute come d'altronte tutti i ragazzini che vivevano in Sicilia (fidatevi ho provveduto personalmente a chiederlo a tutti quelli che conosco del sud) e credo di essere cresciuta bene lo stesso, anzi di non essermi fatta mai condizionare, nel giudizio che mi faccio degli altri, dal tipo di scarpre da loro indossate.
Ora è vero che i miei due amici scherzano quando mi definiscono "antica", ma ormai indossare vestiti di marca è diventato l'unico modo per farsi accettare, per entrare nei locali giusti, o per far parte di quel particolare gruppo di persone. Ma se quello che indosso deve limitare la mia libertà di movimento, preferisco mille volte andare a sedermi al parco respirare l'aria pura sedermi a leggere un libro rinunciarndo alla affollata via Farini, dove non capisco come ci si possa divertire stando stretti a bere tutti la stessa cosa e alla stessa ora facendo sfoggio di abiti e scarpre griffate oltre che di conformismo, segno comunque di vuotezza intellettuale. Io sinceramente mi diverto in altro modo.
www.reebok.com www.regione.sicilia.it

L'ELEMOSINA SCRITTA
Nel weekend mi è capitato di prendere diversi treni per raggiungere una delle tante città d'arte italiane e sono rimasta colpita dalle nuove modalità attraverso cui si è costretti a chiedere l'elemosina. In realtà il termine elemosina non mi piace tanto, visto che mi ricorda "interessati" dettami religiosi che promettevano l'espiazione di peccati. Ma comunque, la cosa oggi si svolge così: il treno si è appena allontanato dalla stazione di partenza, i passeggeri hanno appena fatto in tempo a sedersi (se hanno trovato posto) che una giovane donna straniera passa per ogni scompartimento e per evitare di annoiare la gente con le sue parole tristi decide di lasciare su ogni tavolino un fogliettino fotocopiato con scritto: "Aiutatemi vi prego, sono povera e ho un bambino piccolo, basta anche solo un piccolo contributo. Grazie".
Naturalmente i passeggeri reagiscono in maniera differente: c'è chi, preso dalla curiosità, legge il biglietto e lo rigetta sul tavolo come se fosse una bomba pronta ad esplodere, c'è chi non si lascia distrarre dalla presenza del foglio, nè tantomeno della giovane donna e continua assorto magari nella lettura del suo libro o quotidiano e poi c'è chi, ancora peggio, continua a gurdare fuori dal finestrino e si mostra non solo indifferente ma anche scocciato da quella presenza incombrante che però necessariamente ci obbliga a riflettere sul fatto che non tutti sono così fortunati, non tutti possono prendere un treno e viaggire per diletto, viaggiare per sentirsi liberi, per fare esperienze nuove e vedere posti affascinanti.Perché quella povera giovane donna, sporca e triste, è costretta a spostarsi su e giù per i vagoni per ottenere qualche euro muovendo a compassione qualcuno, per far mangiare il proprio bambino, o anche perché obbligata a portare a casa qualche spiocciolo a quel qualcuno che poi le prenderà tutto. Per lei viaggiare è un dovere, ma noi viaggiatori felici non vogliamo essere disturbati, vogliamo continuare a viaggiare tranquilli e spensierati. Intanto la povera donna ripassa per raccogliere quei fogliettini, per lei tanto preziozi, nella speranza di poter portare a casa qualcosa, ma spesso ad aspettarla ci sono solo sguardi indignati. Infine compare( inaspettatamente perché quando ti serve veramente non c'è mai, impegnato com'è a giocare e chiacchierare con il guidatore) uno del personale della ferrovia ( un tempo semplicemente detto capotreno) pronto a chiederle il titolo di viaggio, è questo mi sembra lecito, ma come potrà pagare il biglietto una donna che di soldi non ne ha visto che è lì per chiederli? Allora il buon impiegato delle Fs decide di venirle incontro proponendole un biglietto con prezzo maggiorato. E mi chiedo ancora, come farà a pagarlo? La situazione è senza soluzione. L'unica è fare scendere la donna alla prima stazione utile. Soluzione gradita anche agli altri viaggiatori che così potranno allontanare dai loro occhi e dalla loro mente quel triste sguardo e ritornare così a viaggiare felici. Poco importa se fuori è già buio e la giovane ragazza si troverà da sola.
Concludo: il prezzo maggiorato che il capotreno propone non viene riportato sul pezzo di carta che egli ti rilascia in sostituzione del biglietto. Dove vanno a finire quei soldi? Ci sono delle tabelle per stabilire qual'è la somma che bisogna aggiungere al prezzo normale del biglietto in caso di emissione avvenuta direttamente sul treno. Ma perché nessuno dei dipendenti della Fs li mostra? Spesso quelle maggiorazioni corrispondono a somme inventate, visto che ci viene detto "chiudo un occhio e ti faccio x euro... " quasi come se ci facesse un favore. Io non voglio favori, voglio vedere le tabelle con il prezzo. Grazie.
www.trenitalia.com


E adesso possiamo divertirci( come hanno fatto e faranno nei prossimi giorni giornali, giornalisti, televisioni e conduttori di salotti politici serali) con il TOTOMINISTRI. La possibile formazione di governo vede:
PRIMO MINISTRO: Prodi;
VICE PRIMO MINISTRO: D'Alema, Rutelli;
MINISTRO DELL'INTERNO: Amato, Parisi, Rutelli;
MINISTRO DELLA DIFESA: Bonino, Parisi, Mastella;
MINISTRO DEGLI ESTERI: D'Alema;
MINISTRO DELL'ECONOMIA: Padoa Schioppa;
MINISTRO DELL'AMBIENTE: Mussi, Pecoraro;
MINISTRO DELLA CULTURA E DEL TURISMO: Rutelli;
MINISTRO DELLA SALUTE: Turco;
MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE: Di Pietro;
MINISTRO DEGLI AFFARI REGIONALI: Fioroni;
MINISTRO DELLE POLITICHE COMUNITARIE: Bonino;
MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA: Lanzillotta;
MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE: Bindi;
MINISTRO DELLA GIUSTIZIA: Amato, Mussi, Fassino.
Questo il quadro che mi permetto di prospettare a partire delle lettura dei quotidiani e dall'ascolto dei notiziari in questi ultimi giorni.
Mi è stato scritto di non esprimere posizioni e io accolgo con seremità la critica e mi impegno a seguire l'insegnamento di un grande giornalista, come Enzo Bettiza che occupandosi di politica ha detto: "I fatti in politica non parlano mai da soli, perché o dicono troppo o dicono troppo poco" (cito a memoria, potrebbero esserci errori).
www.governo.it

POLITICA INTERNA
Il parlamento italiano ha eletto ieri Giorgio Napolitano, 81 anni, a presidente della repubblica con la maggioranza assoluta al quarto scrutinio. I voti a favore sono stati 543 (l'Unione ne ha 540), 347 le schede bianche. Non ci sono stati franchi tiratori e il voto è andato secondo le previsioni.
E adesso cosa accadrà?
Il calendario istituzionale prevede:
1) 15 maggio dimissioni di Ciampi
2) giuramento di Napolitano davanti al Parlamento, che si riunirà in seduta comune nell'aula di Montecitorio e successimo insediamento al Quirinale (lo stesso giorno delle dimissioni di Ciampi)
3) Fiducia al governo Prodi, nel senso che Romano Prodi riceverà l'incarico di formare il governo non prima di martedì o mercoledì prossimo, perché Napolitano dovrà avere il tempo di fare le consultazioni.
4) Appena insediato Prodi procederà subito alla formazione del nuovo governo.
www.unioneweb.it

Biografia di Giorgio Napolitano
Giorgio Napolitano nasce a Napoli il 29 giugno 1925. Nel 1945 aderisce al Partito comunista italiano e due anni dopo si laurea in giurisprudenza all'Università di Napoli, con una tesi di economia politica su "Il mancato sviluppo industriale del Mezzogiorno dopo l'unità e la legge speciale per Napoli del 1904". Dal 1946 al 1948 fu nella segreteria del Centro Economico Italiano per il Mezzogiorno.
Fu attivo nel Movimento per la Rinascita del Mezzogiorno fin dalla sua nascita (dicembre 1947) e per oltre 10 anni. Eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 1953, ne è stato membro per dieci legislature, essendo sempre rieletto nella circoscrizione di Napoli, fino al 1996. La sua attività parlamentare si è svolta per un lungo periodo in seno alla Commissione Bilancio e Partecipazioni Statali, concentrandosi - anche nei dibattiti in Assemblea - sui problemi dello sviluppo del Mezzogiorno e sui temi della politica economica nazionale. Nello stesso tempo veniva svolgendo un'intensa attività pubblicistica, collaborando in particolare alla rivista "Società" e (dal 1954 al 1960) alla rivista "Cronache meridionali" con saggi sul dibattito meridionalista, sulle politiche di riforma agraria, sull'industrializzazione del Mezzogiorno.
Tra il 1969 e il 1975, seguì principalmente i problemi della vita culturale, come responsabile della politica culturale del PCI. Grande successo, con traduzioni in oltre 10 paesi, ebbe il suo libro "Intervista sul PCI" con Eric Hobsbawm (Laterza 1975). Fu poi - nel periodo della solidarietà democratica (1976-79) - portavoce del PCI, anche nei rapporti con il governo Andreotti, sui temi dell'economia e del sindacato. All'esperienza di quel periodo dedicò il libro "In mezzo al guado" (1979). Nel 1981 fu eletto Presidente del gruppo parlamentare comunista alla Camera dei Deputati, incarico che mantenne fino al 1986 partecipando attivamente a tutti i dibattiti di politica generale e alla vita dell'istituzione.
Negli anni '80 venne crescendo il suo impegno sui problemi della politica internazionale ed europea, sia nella Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, sia come membro (1984-96) della delegazione italiana all'Assemblea dell'Atlantico del Nord, sia attraverso molteplici iniziative di carattere politico e culturale. Già a partire dagli anni '70, svolse una vasta attività di conferenze all'estero: negli istituti di politica internazionale in Gran Bretagna e in Germania, nelle Università degli Stati Uniti (Harvard, Princeton, Yale, Chicago, Berkeley, SAIS e CSIS di Washington). Il suo impegno europeistico si manifestò attraverso la partecipazione al Parlamento europeo, di cui fu eletto membro nel 1989, e attraverso numerose missioni all'estero, compreso il ciclo di conferenze tenute negli Stati Uniti dopo la storica svolta segnata dalla caduta del muro di Berlino e dei regimi comunisti in Europa centrale e orientale. Le conferenze furono raccolte nel libro "Europa e America dopo l'89" (Laterza, 1992) dedicato anche a una riflessione sul "crollo del comunismo" e sui "problemi della sinistra". Il suo costante contributo alla battaglia europeistica è stato sancito dall'elezione, nel 1995, a Presidente del Consiglio Italiano del Movimento europeo. Dopo la conclusione della sua attività di governo come Ministro dell'Interno, rieletto nel 1999 membro del Parlamento europeo, è stato chiamato a presiederne la Commissione Affari Costituzionali. La sua dedizione alla causa della democrazia parlamentare e il suo contributo al riavvicinamento tra la sinistra italiana e il socialismo europeo, gli sono valsi il conferimento - nel 1997 ad Hannover - del premio internazionale Leibniz-Ring per l'impegno "di tutta una vita". E’ stato Presidente della Camera dei Deputati dal 1992 al 1994. Dal maggio 1996 all'ottobre 1998 Ministro dell'Interno nel governo Prodi. Dal giugno 1999 al giugno 2004 è stato Presidente della Commissione per gli Affari Costituzionali del Parlamento europeo. E' stato nominato Senatore a Vita dal Presidente Ciampi nel Giugno del 2004. Giorgio Napolitano è Presidente della Fondazione della Camera dei Deputati dal 1° agosto 2003.
Le pubblicazioni
Nel 1962 pubblicò il suo primo libro "Movimento operaio e industria di Stato", con particolare riferimento alle elaborazioni di Pasquale Saraceno. "Intervista sul PCI" con Eric Hobsbawm (Laterza 1975) "In mezzo al guado" (1979), è dedicato al periodo della solidarietà democratica (1976-79), quando era portavoce del Pci. Il libro "Oltre i vecchi confini" (Mondadori, 1988), affrontò le problematiche emerse negli anni del disgelo tra Est e Ovest (presidenza Reagan negli USA e leadership di Gorbaciov nell'URSS)

La corsa al Quirinale
Al primo scrutinio per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica il risultato è stato una fumata nera. Ieri pomeriggio a votare sono stati 984 granndi elettori rispetto ai 1009 previsti, visto il forfait di ben 16 deputati, 6 senatori e 1 delegato regionale.
La seduta si è aperta con il "buongiorno onorevoli, senatori e delegati regionali" del Presidente della Camera Fausto Bertinotti che ha poi invitato l'assemblea ad "usare la forma più sobria e più essenziale, quella del nome e cognome, nella compilazione della scheda al fine di assicurare la massima trasparenza e l'universalità della relativa lettura". La memoria torna subito a quanto accaduto il 28 aprile scorso per l'elezione del Presidente del Senato, quando i cosiddetti "pizzini" avevano creato dubbi e scene pietose.
Alla fine della prima conta però il Parlamento in seduta comune non ce la fa ad eleggere il nuovo Capo dello Stato perché, mancando l'intesa tra centrosinistra e centrodestra, il quorum deio due terzi previsto dalla legge non è stato raggiunto. Al contrario, il voto maggioritario è stato espresso dalle schede bianche, ben 438 volute dall'Unione per permettere una convergenza con la Cdl sul nome di Napolitano. Il resto, o quasi, delle preferenze è stato p'er Gianni Letta, il candidato del centrodestra, che con 369 preferenze è stato il più votato. Mentre Massimo D'alema, primo nome del centrosinistra, ben presto bruciato, ha incassato solo 27 voti, Giuliano Amato ne ha ricevuti solo 3 e Napolitano 8. Ma l'insalatiera conteneva anche 4 voti nostalgici per Ciampi.
La prima votazione appare quasi come un'esercitazione, visto che dalla contqa sono usciti anche molti nomi strani, buttati lì tra lo scherzo e la protesta, come quello di Giuliano Ferrara (votato da Dc-Psi), di Gino Strada (5 preferenze), di Bruno Vespa, di Orana Fallaci e persino quello dell'ex arbitro di calcio Paolo Casarin. Ma c'è stato anche chi al Quirinale avrebbe voluto Francesco Guccini o Linda Giuva (moglie di D'Alema). Diciotto sono risultate le schede nulle e addirittura su una c'era scri9tto "Non me ne frega nulla", o anche "Gianni Lecca".
La sfida è quindi ancora aperta: l'appuntamento è per le 11.30 con l?unione che continua a fare quaedrato attorno alla figura di Napolitano e la Cdl che quasi certamente voterà scheda bianca.